Il Parco naturale regionale di Porto Selvaggio
A dieci chilometri di distanza dal Comune Nardò ed a poco meno di venti dal Comune di Gallipoli c’ è una tappa obbligatoria per chi si trova a visitare il Salento: un’ oasi naturale che comprende la cala di Porto Selvaggio, la Palude del Capitano e la Torre dall’ Alto, un'area naturale protetta per legge regionale dal 2006 ed inserita nel 2007 nell'elenco dei "100 luoghi da salvare" del Fondo Ambiente Italiano (FAI).
Un appuntamento obbligatorio dicevamo, per gli amanti delle località balneari, dello sport e della natura in generale. Vi si arriva guidando pochi minuti dal Comune di Nardò e dopo aver parcheggiato in una delle soste adibite, si percorrono poche centinaia di metri a piedi e ci si trova di fronte ad uno spettacolo naturale da stropicciarsi gli occhi, una lunga discesa immersa nella natura conduce infatti ad una piccola spiaggia di ghiaia e ciottoli con un mare cristallino, le cui acque sono particolarmente rinfrescanti e tonificanti, anche per via di una corrente di acqua dolce e fredda che arriva direttamente nella baia. La spiaggia è circondata da una larga pineta, i cui alberi furono piantati negli anni ‘50 per bonificare il terreno circostante in larga parte paludoso.
All’ interno di questo parco naturale, che non si limita all’ area della spiaggia, ma comprende oltre quattrocento ettari di terreno, di cui oltre duecentosessanta di pineta, ci sono vari itinerari e diverse possibilità di rilassarsi o fare sport; vi sono infatti le scogliere circostanti, un po’ più impervie della “zona pineta”, ma che comunque consentono la balneazione, vi sono poi anche i numerosi sentieri all’ interno della pineta, fruibili per passeggiate o picnic e che sono anche un appuntamento imperdibile per gli amanti del trekking e della mountain bike. A proposito di trekking, tra gli scorci più notevoli del parco, tornando verso Gallipoli, potrete risalire lungo la pineta ed ammirare la Torre di Santa Maria dall’Alto, un’antica torre d’avvistamento, posta a 50 metri sul livello del mare, su uno sperone roccioso a strapiombo sulla spiaggia, da cui si gode di una vista mozzafiato sull’intero parco naturale. La torre venne eretta nella seconda metà del XVI e faceva parte di un elaborato sistema di torrette difensive dislocate su tutta la costa salentina, comunicava verso Nord con Torre Uluzzo e verso Sud con Torre Santa Caterina. Questo sistema di torrette rappresenta un patrimonio storico del territorio salentino, ma in un certo senso è anche un patrimonio affettivo per la popolazione locale, in quanto ognuna di queste torrette scandisce il paesaggio della costa salentina in maniera unica, ne parleremo in maniera più approfondita con un altro articolo su questo blog.
A proposito di storia, il Parco Naturale di Porto Selvaggio, oltre al tesoro paesaggistico ed alle possibilità di attività sportive di vario genere, offre anche opportunità imperdibili per gli appassionati di archeologia: all’interno del parco sono stati individuati otto diversi siti archeologici in grotta, segno di presenze prima da parte di gruppi di Neandertal e successivamente di Sapiens, ed il territorio del Comune di Nardò è il centro di uno straordinario “distretto della preistoria” , con una stratificazione storica che va dalle frequentazioni neandertaliane e sapiens a quelle lasciate da Messapi e poi in seguito dai Romani, fino all’ architettura barocca del Centro storico dello stesso Comune. Il Museo della Preistoria di Nardò, situato nell’ex convento di Sant’Antonio da Padova, conserva gran parte dei reperti provenienti dalle ricerche archeologiche condotte nella zona.
Questa meravigliosa oasi naturale è situata sul lato della costa salentina che si affaccia verso occidente e dunque chi vi si trova all’ ora del tramonto vedrà il sole affondare lentamente nel mare, vi consigliamo dunque di concludere la vostra giornata a Porto Selvaggio con un aperitivo in uno dei numerosi bar o chioschi tra l’ oasi naturale e Gallipoli, concluderete così una giornata di mare semplicemente perfetta.
Archeologia del Salento: l’entroterra
Basta individuare il Salento su una qualsiasi mappa per osservarne la centralità geografica all’ interno del Mare Mediterraneo, universalmente riconosciuto come la culla di tutta la civiltà Occidentale; osservando la posizione della penisola salentina si coglie immediatamente come questa sia stata, nel corso dei secoli, un passaggio quasi obbligato per il movimento da est ad ovest che ha caratterizzato la storia dei popoli antichi già nelle fasi precedenti alle epoche greca e romana. Partendo da questa considerazione è facile capire come il territorio salentino sia stato nel corso dei tempi prima un approdo e poi una casa per numerosi popoli nel corso della loro avventura storica, ma cosa hanno lasciato i nostri avventurosi predecessori a testimonianza della loro vita e della lotta per la conquista della propria identità? C’ è ancora tanto da vedere e per comodità e facilità di lettura ve lo racconteremo in due post diversi su questo blog: questo, dedicato all’ archeologia salentina dell’ entroterra ed il prossimo che sarà dedicato all’ archeologia della costa salentina.
Il primo appuntamento è su quella che viene definita geograficamente la “soglia messapica”, ovvero la splendida cittadina di Ostuni, considerata il limite a Nord della penisola salentina. Il locale Museo di Civiltà Preclassiche ospita i resti di Delia, anche detta “la Donna di Ostuni”, una ominide i cui resti furono scoperti nell'ottobre del 1991 dal paletnologo Donato Coppola, in una grotta presso il locale parco archeologico. I resti risalgono a circa 24.000 anni fa, ma l 'importanza di Delia è data dal fatto che insieme ad essa, o meglio nel suo grembo, sono stati rinvenuti anche i resti di un feto in fase terminale, e quindi Delia risulta ancora oggi la più antica madre di cui la storia ha conoscenza diretta.
Il viaggio continua ancora “al femminile” con le Veneri di Parabita, due statuette di epoca preistorica, rinvenute nel 1965 dal team del prof. Giuseppe Piscopo presso la locale Grotta delle Veneri, che rappresentano due donne in gravidanza che si abbracciano il ventre: questo tipo di opere d'arte vengono chiamate veneri paleolitiche. Le statuette sono scolpite in osso di cavallo e hanno un'età di 12.000-14.000 anni. Sono conservate presso il MARTA (Museo Archeologico Nazionale di Taranto).
Risalendo il filo della storia salentina è necessario affrontare il periodo messapico. I Messapi furono una popolazione che nell’ epoca classica occupò buona parte della penisola salentina dal loro arrivo, datato intorno al 700 a.C. fino alla conquista romana di tutto il territorio salentino che avvenne intorno al 260 a.C. La loro origine è incerta, ma le ipotesi più plausibili li considerano un’ unione tra il popolo degli illiri e quello cretese, incontratisi sul territorio salentino nel corso delle loro esplorazioni verso l’ Ovest. A proposito dei Messapi, se si vuole conoscere di più della loro storia, è indispensabile una passeggiata presso il “Parco dei Guerrieri”, sito riportato alla luce nel 1981 dopo i lavori a cura dell’Università del Salento, in collaborazione con l’Ecole Francaise di Roma. Il parco oggi si presenta come un area archeologica all'aperto di circa 20 ettari, distribuita su un'area ancora più estesa che va dall'abitato di Vaste fino alle Serre di Poggiardo, delle alture naturali su cui nacquero i primi insediamenti dei Messapi in Salento. I recenti scavi hanno riportato alla luce i resti di quella che doveva essere una delle città più importanti della Messapia; si è recuperato il percorso delle antiche mura, le fondamenta della città e quindi delle capanne che ivi sorgevano e di cui si può osservare una fedele riproduzione proprio presso il Parco. Sono anche state riportate alla luce innumerevoli tombe ancora intatte, con tutto il corredo funerario ed i resti di un tempio pagano.
I Romani arrivano nel 260 a.C. come abbiamo visto, ed a fiorire questa volta è la città di Lecce, con il nome latino di Lupiae, passando da semplice stazione militare a vero e proprio “municipium” conoscendo un periodo di assoluto splendore che coincide con quello dell 'Imperatore Marco Aurelio, periodo in cui venne arricchita con la costruzione di un teatro e di un anfiteatro e collegata al Porto Adriano (oggi San Cataldo).
Nel Medioevo il centro nevralgico del territorio salentino si sposta ad Otranto, che rimane tale fino alla breve conquista ottomana avvenuta nel 1480 e subito finita l’ anno seguente. Nonostante la brevità dell’ occupazione turca, l’ evento rimane centrale nell’ identità della cittadina idruntina, a dimostrarlo restano le impressionanti reliquie dei Martiri Otrantini, che si possono ancora oggi vedere presso la locale Basilica dell’ Annunziata.
Le imposte da pagare quando si compra casa in Italia
Quali sono le tasse da pagare?
Quando si acquista una casa si è sottoposti al pagamento di alcune imposte, come l’IVA, l’imposta di registro, l’imposta ipotecaria e l’imposta catastale. Le tasse possono variare in base alla destinazione dell’immobile, cioè se si tratta di prima casa, e dal soggetto venditore, ad esempio se si tratta di un privato, un’impresa costruttrice o un’altra impresa propensa alla compravendita immobiliare.
Analizziamo meglio le ipotesi possibili.
• ACQUISTO DELLA PRIMA CASA
Se a comprare casa è un privato le imposte da pagare sono:
– Imposta di registro al 2%
– Imposta ipotecaria fissa di € 50.00,00
– Imposta catastale fissa di € 50.00,00
Se il venditore è un’impresa costruttrice e i lavori sono stati terminati da massimo 4 anni, si pagheranno:
– Iva del 4%
– Imposta di registro fissa di € 200.00,00
– Imposta catastale fissa di € 200.00,00
Se invece si acquista da un’impresa costruttrice che ha completato i lavori da più di 4 anni, o se si compra da un’impresa non costruttrice che si dedica unicamente della compravendita dell’immobile, le tasse da pagare sono:
– Imposta di registro al 2%
– Imposta ipotecaria fissa di € 200.00,00
– Imposta catastale fissa di € 200.00,00
• ACQUISTO DI UNA SECONDA CASA
In questo caso le imposte da pagare cambiano, se un acquirente compra un bene immobile sempre per uso abitativo ma non si tratta di prima casa, le possibilità sono due:
1) Si compra da un privato, da un’impresa non costruttrice, da un’impresa costruttrice dopo i 4 anni dalla fine ai lavori;
2) Oppure si acquista da un’impresa costruttrice entro i 4 anni.
Nella prima ipotesi si devono pagare:
– Imposta di registro al 9%
– Imposta ipotecaria fissa di € 50.00,00
– Imposta catastale fissa di € 50.00,00
Per la seconda ipotesi invece:
– IVA del 10 % (del 20% se è un immobile di lusso)
– Imposta di registro fissa di € 200.00,00
– Imposta ipotecaria fissa di € 200.00,00
– Imposta catastale fissa di € 200.00,00
Ma come vengono stabiliti i valori su cui si calcolano le imposte?
Di ovvio interesse è sapere come le sopraccitate imposte vengano effettivamente versate e calcolate. Esse si possono accreditare direttamente nel momento della registrazione dell’atto di compravendita. Se ad acquistare è un privato le tasse vengono calcolate sul valore catastale dell’immobile. Se il compratore non è un privato oppure la vendita concerne terreni, negozi e uffici, il calcolo farà riferimento al prezzo notificato nell’atto d’acquisto e non al valore catastale. Dal prezzo d’acquisto si calcola anche l’IVA nel momento in cui debba essere pagata l’imposta sul valore aggiunto. Se invece nell’atto viene riportato esplicitamente il prezzo dell’acquisto, chi compra può chiedere chiaramente al notaio che le tasse siano conteggiate sul valore catastale e non sul prezzo pagato. Così anche sulla parcella notarile si esegue uno sconto del 30%.






