Il Salento non racconta la sua storia solo in superficie. Una parte decisiva del suo passato giace sotto il livello del mare, dove le rotte antiche hanno lasciato tracce silenziose ma eloquenti. Nei fondali tra Adriatico e Ionio, il traffico marittimo romano ha inciso una geografia invisibile fatta di relitti, merci e infrastrutture galleggianti: vere architetture del movimento, progettate per attraversare il Mediterraneo e sostenerne l’economia.
È in questo paesaggio sommerso che si collocano due ritrovamenti di straordinaria importanza: la nave oneraria individuata da decenni al largo di Santa Caterina di Nardò e il relitto romano emerso di recente nelle acque di Gallipoli. Due storie diverse, due contesti cronologici distinti, ma un unico filo conduttore: il ruolo del Salento come spazio di transito, scambio e costruzione nel mondo antico.
1. La nave oneraria di Santa Caterina a Nardò: archeologia subacquea e memoria da decenni
Al largo di Santa Caterina di Nardò, nel tratto di mare che guarda verso il cuore del Salento ionico, giace da oltre quarant’anni un relitto di nave oneraria
romana databile tra il IV e il II secolo a.C.
Questa imbarcazione da carico, lunga circa 23 metri, fu scoperta negli anni Ottanta e trasportava un’ingente quantità di anfore greco-italiche, probabilmente destinate al commercio di vino e altri prodotti alimentari nell’ambito delle rotte marittime del Mediterraneo antico.
Un’eredità sommersa dell’architettura produttiva antica
Il relitto di Nardò non è solo un deposito di reperti: è un ponte verso l’architettura economica e commerciale del mondo romano. Le anfore ritrovate, infatti, non sono semplici contenitori: la loro forma, dimensione e distribuzione interna alla nave raccontano molto sulle tecniche costruttive degli spazi di stivaggio e sulla logistica del trasporto marittimo urbano. In altre parole, la nave diventa “architettura galleggiante”, un ambiente progettato per risolvere problemi spaziali e strutturali molto simili a quelli delle grandi infrastrutture portuali dell’antichità.
Oggi molte di queste anfore e altri reperti sono esposti al Museo del Mare Antico di Nardò, dove la ricostruzione della stiva permette di comprendere come gli spazi interni dell’imbarcazione fossero organizzati in modo efficiente e coerente con l’economia del tempo.
Nonostante il grande valore della scoperta, il relitto di Santa Caterina è rimasto per decenni poco studiato e parzialmente inaccessibile. I numerosi frammenti e la struttura lignea conservata sul fondale attendono ancora un intervento organico che possa restituirli alla conoscenza scientifica e al pubblico.
2. La nave romana al largo di Gallipoli: un carico di garum e una scoperta recente
La seconda protagonista di questa narrazione sommersa emerge dalle acque del Mar Ionio, al largo di Gallipoli. Nel giugno 2025, durante normali controlli in mare, la Guardia di Finanza individuò un’anomalia sul fondale che si rivelò essere i resti di una grande nave romana con carico di anfore, probabilmente affondata tra il III e il IV secolo d.C.
Questa imbarcazione oneraria trasportava un carico omogeneo di anfore contenenti garum, la celebre salsa di pesce tanto apprezzata nell’antica Roma, simbolo di un mercato alimentare sofisticato e ampiamente distribuito tra le élite di tutto l’Impero.
Il garum: gusto e commercio nel mondo romano
La scoperta della nave di Gallipoli amplia la nostra comprensione delle reti commerciali del periodo tardo-antico. Il garum non era un semplice condimento: era un bene di lusso trasportato via mare in quantità tali da richiedere navi specifiche e tecnologie di stivaggio avanzate.
Questo relitto, tuttora monitorato e oggetto di un progetto di valorizzazione finanziato dal Ministero della Cultura (con oltre 780.000 € stanziati per la sua tutela e lo studio scientifico), rappresenta uno snodo cruciale tra archeologia subacquea, storia economica e conservazione dei beni culturali nel Salento.
Tra legno, anfore e architetture: cosa ci insegnano queste navi
Questi due ritrovamenti – uno sommerso da decenni, l’altro appena rivelato – ci offrono un ritratto più ricco
e stratificato del Salento antico:
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🌍 Commercio e mobilità: entrambe le navi documentano il ruolo delle rotte ioniche e adriatiche come arterie fondamentali di scambio per merci di prestigio e per l’economia quotidiana del Mediterraneo romano.
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📐 Architettura applicata allo spazio mobile: le navi onerarie sono esempi unici di architetture funzionali costruite per risolvere esigenze di carico, stabilità, compartimentazione e navigazione. Queste soluzioni progettuali sono parallele a quelle delle strutture portuali e delle infrastrutture costiere del tempo.
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🤿 Paesaggio culturale e valorizzazione: il loro studio e la loro conservazione mettono in luce non solo l’archeologia subacquea, ma anche l’importanza di integrare questi ritrovamenti nei percorsi culturali e museali della regione.
Conclusione: il Salento come ponte tra terra e mare
La nave di Santa Caterina a Nardò e quella appena scoperta al largo di Gallipoli sono molto più di relitti. Sono architetture del passato che parlano di rotte, merci, tecniche costruttive e relazioni tra comunità marine e urbane. Col tempo, la loro ricerca e tutela potranno arricchire ulteriormente la narrazione storica del Salento e consolidare il ruolo di questa terra come luogo dove l’archeologia subacquea si intreccia con la storia e l’architettura del Mediterraneo romano.



